Vabbè, diciamocelo, a dirla così sembrava veramente una vacanza da tycoon: "Andiamo a Bali per il Chinese New Year". Frasi d'effetto, eh.
Ricalcando un vecchio luogo comune, e utilizzando una frase trita e ritrita, Bali è bellissima ma non ci vivrei mai. Perchè intanto dovrei guidare, causa assenza di qualsiasi mezzo di trasporto pubblico, e in più dovrei farlo in mezzo a piogge dirompenti stile monsone, traffico selvaggio e malati mentali alla guida a pochi centimetri da me, compresi ragazzini decenni in scooter, ci siamo capiti.
Quello che c'è da dire è che visitare risaie, campi di caffè, vedere il verde, il mare, dopo quasi un anno a Hong Kong è necessario, è vitale.
Bali ha avuto tra l'altro l'onore di battezzare la sottoscritta alla sua prima immersione con bombola e tuttecose.
Tenuta al guinzaglio dal monitor, imbracata in tuta da sommozzatore e bombola segaspalle, ho affrontato con grande coraggio le profondità (vabbè, 15 metri) marine, per ritrovarmi in un mondo meraviglioso, fatto di silenzio, o meglio, del solo rumore delle bollicine di ossigeno che fuoriescono dalla bombola, nel mondo dei pesci colorati che neanche nei film, dove allungando la manina avrei potuto toccare Doris, per dire.
Meraviglia delle meraviglie.
Ho contrattato come una pazza in tutti i mercati portando via statuette di tartarughe, braghette estive molto fricchettone, un vestitino, una borsa per la spiaggia quest'estate che sembro scappata da una comune del '68, e tanta pace con me.
Ed una risoluzione importante, da annoverare fra i momenti salienti della mia esistenza, arrivata mentre la massaggiatrice balinese mescolava le mie ossa in un'ora e mezza di massaggio TotalBody.
Mentre le mie rotule venivano centrifugate ed io gongolavo di piacere (probabilmente con filino di bavetta alla bocca), nel cono di luce in cui galleggiava il mio cervello sono apparse le parole "Veronica, sveglia!".
E non nel senso di wake up.
Veronica, sveglia. Basta col mal di stomaco, basta con 'sta paladina della giustizia, Veronica, fatti gli affari tuoi.
Approfitta della vita, vai avanti e non guardare gli altri fino a che non ti hanno toccato.
Se il prezzo della serenità è questo, se la leggerezza che brami si compra anche con un po' di superficialità, beh, pazienza.
Incredibilmente, sta funzionando. In fondo, è stato uno dei momenti illuminanti della mia vita (tipo la mia riscoperta della Fede in Ucraina, mica cose da poco, eh).
Incredibilmente sono tornata tutta contenta a Hong Kong e fresca come una rosa al lavoro, e incredibilmente, non me ne sto fregando niente.
Che pace.
Lost Hostess
Tutto quello che mi piace fare, e raccontare.
venerdì 3 febbraio 2012
martedì 3 gennaio 2012
#2012, ovviamente.
Il 2011 è stato l'anno del mio trasferimento a Hong Kong, e questo solo basterebbe a definirlo.
Nonostante la fatica iniziale, nonostante la stanchezza, nonostante qualche colpo di nervi lavorativo, è stato un grande anno.
Ho scoperto ed imparato ad amare questa città, che ti dà tanto solo in cambio di molto, che alterna i suoi vecchi tram di epoca coloniale ai grattacieli, i ristoranti stellati allo street food senza paura, consapevole del suo strano passato, sempre rivolta al futuro, dove ancora incontri Inglesi nati qui, dove il tea time è ancora un servizio importante, nei grandi alberghi, tra un business lunch e una cena.
Certe volte, d'estate, torno a casa col piccolo tram a due piani, saltellante sulle sue rotaie, l'aria sul viso che aiuta a rimediare alla calura insopportabile. Trovo un posto sui sedili di legno, e, non so perché, mi prende quella sensazione tipo sono nell'Indocina di Marguerite Duras, ecco.
E poi arriva il 2012, all'improvviso, i mesi sono scivolati via velocissimi, l'estate bollente è finita e io vesto in felpa e Converse in questo mite inverno.
E mi rendo conto di quanto io sia diventata forte, rispetto a prima, nonostante la lacrima facile sia sempre presente.
Nel 2012 voglio essere ancora più forte più sicura, voglio sapermi giocare le mie carte e voglio amarmi di più, voglio amarmi fuori, finalmente. Voglio che si veda quello che di bello c'è in me.
Nel 2012 voglio che tutto continui così, voglio fare viaggi da ricordare, voglio che Lui mi sia ancora accanto, voglio avere libri da leggere e cose da scoprire, da scoprire sempre, ogni giorno.
Nonostante la fatica iniziale, nonostante la stanchezza, nonostante qualche colpo di nervi lavorativo, è stato un grande anno.
Ho scoperto ed imparato ad amare questa città, che ti dà tanto solo in cambio di molto, che alterna i suoi vecchi tram di epoca coloniale ai grattacieli, i ristoranti stellati allo street food senza paura, consapevole del suo strano passato, sempre rivolta al futuro, dove ancora incontri Inglesi nati qui, dove il tea time è ancora un servizio importante, nei grandi alberghi, tra un business lunch e una cena.
Certe volte, d'estate, torno a casa col piccolo tram a due piani, saltellante sulle sue rotaie, l'aria sul viso che aiuta a rimediare alla calura insopportabile. Trovo un posto sui sedili di legno, e, non so perché, mi prende quella sensazione tipo sono nell'Indocina di Marguerite Duras, ecco.
E poi arriva il 2012, all'improvviso, i mesi sono scivolati via velocissimi, l'estate bollente è finita e io vesto in felpa e Converse in questo mite inverno.
E mi rendo conto di quanto io sia diventata forte, rispetto a prima, nonostante la lacrima facile sia sempre presente.
Nel 2012 voglio essere ancora più forte più sicura, voglio sapermi giocare le mie carte e voglio amarmi di più, voglio amarmi fuori, finalmente. Voglio che si veda quello che di bello c'è in me.
Nel 2012 voglio che tutto continui così, voglio fare viaggi da ricordare, voglio che Lui mi sia ancora accanto, voglio avere libri da leggere e cose da scoprire, da scoprire sempre, ogni giorno.
giovedì 29 dicembre 2011
Andarsene.
La comunità italiana di Hong Kong legge il Corriere online, magari Repubblica, non so. Io, ad esempio, leggo il Corriere.
E quando vengono al ristorante, è un guardarsi negli occhi, un bisbigliare "Hai sentito?...che disastro...mia sorella ad esempio...". E se a qualcuno fosse passata in testa l'idea del "magari quest'anno torno...", beh, no, non è il caso, magari il prossimo.
E questo ti turba non poco.
E lasciamo stare il perché e il come siamo arrivati a questa situazione, e per colpa di chi e quale partito, fatto sta che io e Lui ci guardiamo negli occhi e diciamo che forse era il momento buono per farsi un paio di anni in Asia, ecco.
Detto ciò, ognuno fa le sue scelte, restare e combattere, espatriare ed egualmente combattere.
Perché ad andarsene ci vuole coraggio, soprattutto quando casa è a dodici ore di volo, e ci torni una volta l'anno, per le vacanze lunghe. L'Asia non semplice da capire, da digerire, ed io parlo da una metropoli moderna e funzionale, dove parlo tranquillamente in Inglese con tutti, dove trovo tutti i beni di cui ho bisogno. Da quella che viene definita la porta dell'Oriente, la più occidentale delle metropoli cinesi, dalla Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong. Non della sperduta provincia dove trovare il deodorante Dove non è immediatissimo, e trovare qualcuno che possa comunicare con te (e sia interessato a farlo) ancora meno.
Ognuno fa le proprie scelte ed io non critico quelle di nessuno: amici rimasti in Italia combattono con contratti a progetto e a trent'anni vivono per necessità con i genitori, unico esempio nella storia dell'Uomo in cui le generazioni successive non godono di maggiore benessere di quelle che le hanno precedute, dove la rete di soccorso non sono i figli, ma genitori e nonni.
Altri invece mi dicono che hanno lasciato un lavoro, neppure mal pagato, perché troppo duro, o perché stressante, o addirittura perché non garantiva i weekend a casa.
E mi turbo e mi interrogo.
Perché non è che noi Expat siamo tutti nel paese dei balocchi, eh. Non arrivi in Asia e guadagni centomilionidimilioni cosi, eh. Perchè i locali lavorano molto, ma tu devi lavorare più di loro.
Io ho qui un ottimo posto, guadagno molto bene, Lui guadagna super-bene. Ovviamente, lavorando entrambi da anni nella cosiddetta Hotellerie-Restauration (dirlo in Francese fa sempre più chic, eh) i weekend e i Natali e Pasque e Capodanno ce li scordiamo da sempre, ma non ne abbiamo mai fatto un dramma. Qui a Hong Kong abbiamo un giorno di riposo a settimana, poiché la legge, a differenza che in Europa, non obbliga a darne due.
Eppure combattiamo e siamo contenti, e stiamo costruendo il nostro futuro, dunque ci va bene così. Ci godiamo la vita, quando possiamo, e lavoriamo molto. Un giorno torneremo in Europa, probabilmente non in Italia, perché comunque, almeno per me, l'Asia non può essere per sempre (e parlerò anche di questo, del mio Europeismo convinto, ora che sono qui).
E allora forse mi dico, siamo sicuri che in Italia si voglia ancora combattere? Non è una domanda provocatoria, è che proprio non so darmi una risposta, quando amici del Lui mi dicono che non vogliono muoversi da casa neanche morti, e che pazienza, sto a 400 euro al nero, ma vabbé, sto davanti casa.
Si ha ancora voglia di stringere i denti, di andare avanti, di sacrificarsi, di godersi le piccole gioie che la vita offre?
Amo il mio Paese ma so che sarà difficile tornarci, amo altri paesi dove sarà più probabile mi ritroverò fra qualche anno, certi giorni non sopporto Hong Kong, non sopporto l'Asia con i suoi modi di fare e la sua cultura a volte di strisciante ubbidienza, a volte di presuntuosa arroganza, ma la sera, tornando a casa e guardano i grattacieli illuminati e i gli hotel di lusso, mi dico che, per ora, questo è il mio lavoro, il mio benessere e il mio stipendio.
E un giorno forse diventerò Libraia, come desidero.
E quando vengono al ristorante, è un guardarsi negli occhi, un bisbigliare "Hai sentito?...che disastro...mia sorella ad esempio...". E se a qualcuno fosse passata in testa l'idea del "magari quest'anno torno...", beh, no, non è il caso, magari il prossimo.
E questo ti turba non poco.
E lasciamo stare il perché e il come siamo arrivati a questa situazione, e per colpa di chi e quale partito, fatto sta che io e Lui ci guardiamo negli occhi e diciamo che forse era il momento buono per farsi un paio di anni in Asia, ecco.
Detto ciò, ognuno fa le sue scelte, restare e combattere, espatriare ed egualmente combattere.
Perché ad andarsene ci vuole coraggio, soprattutto quando casa è a dodici ore di volo, e ci torni una volta l'anno, per le vacanze lunghe. L'Asia non semplice da capire, da digerire, ed io parlo da una metropoli moderna e funzionale, dove parlo tranquillamente in Inglese con tutti, dove trovo tutti i beni di cui ho bisogno. Da quella che viene definita la porta dell'Oriente, la più occidentale delle metropoli cinesi, dalla Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong. Non della sperduta provincia dove trovare il deodorante Dove non è immediatissimo, e trovare qualcuno che possa comunicare con te (e sia interessato a farlo) ancora meno.
Ognuno fa le proprie scelte ed io non critico quelle di nessuno: amici rimasti in Italia combattono con contratti a progetto e a trent'anni vivono per necessità con i genitori, unico esempio nella storia dell'Uomo in cui le generazioni successive non godono di maggiore benessere di quelle che le hanno precedute, dove la rete di soccorso non sono i figli, ma genitori e nonni.
Altri invece mi dicono che hanno lasciato un lavoro, neppure mal pagato, perché troppo duro, o perché stressante, o addirittura perché non garantiva i weekend a casa.
E mi turbo e mi interrogo.
Perché non è che noi Expat siamo tutti nel paese dei balocchi, eh. Non arrivi in Asia e guadagni centomilionidimilioni cosi, eh. Perchè i locali lavorano molto, ma tu devi lavorare più di loro.
Io ho qui un ottimo posto, guadagno molto bene, Lui guadagna super-bene. Ovviamente, lavorando entrambi da anni nella cosiddetta Hotellerie-Restauration (dirlo in Francese fa sempre più chic, eh) i weekend e i Natali e Pasque e Capodanno ce li scordiamo da sempre, ma non ne abbiamo mai fatto un dramma. Qui a Hong Kong abbiamo un giorno di riposo a settimana, poiché la legge, a differenza che in Europa, non obbliga a darne due.
Eppure combattiamo e siamo contenti, e stiamo costruendo il nostro futuro, dunque ci va bene così. Ci godiamo la vita, quando possiamo, e lavoriamo molto. Un giorno torneremo in Europa, probabilmente non in Italia, perché comunque, almeno per me, l'Asia non può essere per sempre (e parlerò anche di questo, del mio Europeismo convinto, ora che sono qui).
E allora forse mi dico, siamo sicuri che in Italia si voglia ancora combattere? Non è una domanda provocatoria, è che proprio non so darmi una risposta, quando amici del Lui mi dicono che non vogliono muoversi da casa neanche morti, e che pazienza, sto a 400 euro al nero, ma vabbé, sto davanti casa.
Si ha ancora voglia di stringere i denti, di andare avanti, di sacrificarsi, di godersi le piccole gioie che la vita offre?
Amo il mio Paese ma so che sarà difficile tornarci, amo altri paesi dove sarà più probabile mi ritroverò fra qualche anno, certi giorni non sopporto Hong Kong, non sopporto l'Asia con i suoi modi di fare e la sua cultura a volte di strisciante ubbidienza, a volte di presuntuosa arroganza, ma la sera, tornando a casa e guardano i grattacieli illuminati e i gli hotel di lusso, mi dico che, per ora, questo è il mio lavoro, il mio benessere e il mio stipendio.
E un giorno forse diventerò Libraia, come desidero.
martedì 27 dicembre 2011
C'è traffico, qui. Di varie ed eventuali sparse.
Hong Kong è pervasa da giorni da canzoni natalizie, in metropolitana, negli immensi shopping mall, ovunque. Francamente la cosa comincia a darmi i nervi, considerando che non si trova uno nel raggio di un chilometro che abbia vagamente idea del concetto di Natività, ma tant'è.
Oggi abbiamo ricevuto un'ottima nota da un critico gastronomico italiano, il primo. Cominciano ad arrivare, ora che la terza stella è qui, anche dall'Italia.
Scriverò anche di questo, di come noi Italiani, all'estero, siamo reputati, ma di come i nostri compatrioti residenti in terra natìa tendano ad ignorarci. Di come anche qui, a Hong Kong, per non dire in Cina, avremmo infinite possibilità sfruttabili grazie ai nostri infiniti talenti, ma ci facciamo lasciare indietro dagli latri. Dove gli altri, magari, sono i Francesi, con i loro vini e i loro formaggi.
La vita a Hong Kong è frenetica, densa, interessante, ed io mi trovo mio malgrado a fare la PR di me stessa. Dovevo venire fino qui, forse, per cominciare a lasciarmi indietro quel mio storico sottotono, quel mio tacere sempre dei miei successi e delle mie capacità, terrorizzata che La Gente potesse darmi della presuntuosa?
Continuo a vivere discretamente, ma con un po' più di coraggio. Low profile, ma non the lowest, ecco.
(una foto di Me e Lui, MTR Station of Causeway Bay, Hong Kong, July 2011)
Scriverò di quello che mi interessa veramente, dopo qualche anno, perchè torno ad avere cose che reputo interessanti da condividere: libri, cibo, viaggi, amore, incontri.
domenica 15 maggio 2011
Cose che faccio la Domenica a Hong Kong
- vado a fare un brunch, anche per parlare con qualcuno che non abbia occhi a mandorla e sappia cosa sia l'Europa. Oh, l'Europa, ti accorgi che è il tuo continente preferito quando non ci sei più.
- guardo le cose col naso in aria
- faccio la spesa da Taste
- bacio molto Lui
- passo più tempo ad asciugarmi i capelli
- inizio un libro di Marketing
Ancora non so se questa città mi sia ostile oppure no. Mi stanca, mi appassiona, la guardo senza che lei mi degni di un'occhiata, e per ora va tutto bene.
sabato 14 maggio 2011
Beh, primo.
Sono un po' arrugginita, lo devo ammettere, con le piattaforme per blog e con i blog in generale, compreso questo mio nuovo. Mi sembra incredibile pensare a quanto tempo, nei miei pomeriggi universitari, ho passato in questo mondo. Ma tant'è.
Inutile scrivere un primo, autobiografico, chilometrico, noioso post.
Sono femmina, molto volubile, molto lettrice. Sono italiana e vivo a Hong Kong. Sono arrivata qui passando dalla Francia e non so quale sarà la prossima meta.
Vivo a Hong Kong e guardo le cose da qui, adesso.
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